Una scelta binaria tra "natura" e "praticità", dove il verdetto finale è quasi sempre o bianco o nero: quello dell’albero di Natale finto o vero è il tema che ogni anno da fine Novembre in poi tiene banco su molte testate, blog, reels e altri contenuti, con schieramenti da una o dall’altra parte. Perché se scegli l’albero vero, allora de facto supporti piantagioni che nulla hanno a che fare con i boschi; se opti per quello in plastica, inquini tout court.

Tuttavia, se c’è una lezione che la gestione forestale responsabile ci insegna quotidianamente, è che la sostenibilità non abita quasi mai negli estremi. Anzi: per comprendere davvero l’impatto delle nostre scelte, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre, analizzando il ciclo di vita dei prodotti con dati alla mano e rifiutando le semplificazioni che ignorano le sfumature.

Molti consumatori ad esempio scelgono l’albero artificiale convinti di compiere un gesto ecologico: "Lo compro una volta e non taglio un albero vero ogni anno” è il pensiero che giustifica il gesto. Ma la realtà scientifica ci dice che il bilancio ambientale di questa scelta dipende quasi interamente da un unico fattore: il tempo. Secondo lo studio Real vs fake: The sustainable Christmas tree debate della University of Sheffield, la maggior parte degli alberi artificiali è realizzata in PVC e metallo, materiali la cui produzione è estremamente energivora e ad alta intensità di carbonio.

A questo si aggiunge il costo del trasporto: l’80%-90% degli alberi artificiali nel mondo è prodotto in Cina (e in misura minore anche in Indonesia, Vietnam e Cambogia), viaggiando per migliaia di chilometri prima di arrivare nelle nostre case. Il punto cruciale evidenziato dalla Sheffield University è la soglia di "pareggio" ambientale. Per compensare l'impronta di carbonio generata dalla sua produzione e dal trasporto, un albero artificiale dovrebbe essere utilizzato per un periodo che va dai 10 ai 20 anni. Se viene sostituito prima (magari per seguire una nuova moda estetica), l'impatto sul riscaldamento globale risulta significativamente superiore a quello di un albero naturale acquistato annualmente.

Dall’altra parte troviamo invece gli estimatori dell’albero vero. Qui la questione risiede nel modo in cui l’albero viene coltivato e, soprattutto, in come viene smaltito. Come ricorda un’analisi pubblicata sul portale CORDIS della Commissione Europea ("Trending Science: Are natural or artificial Christmas trees more eco-friendly?”), gli alberi naturali agiscono come pozzi di assorbimento della CO2 durante la loro crescita. Un albero di Natale medio impiega dai 7 ai 10 anni per raggiungere la dimensione commerciale, e durante questo tempo sequestra carbonio.

È vero che questo beneficio ambientale può essere annullato dall’impiego in vivaio di sostanze come fertilizzanti oppure, come ricorda la fonte CORDIS, al momento dello smaltimento. Se un albero naturale finisce infatti in discarica, la sua decomposizione anaerobica genera metano, un gas serra molto più potente della CO2, portando l'impronta di carbonio a circa 16 kg di CO2 equivalente. Al contrario, se l’albero viene trasformato in cippato o compostato, l’impatto scende drasticamente a circa 3,5 kg.

La tentazione di dichiarare un vincitore assoluto rimane comunque forte, ma è proprio qui che dobbiamo esercitare il pensiero critico. Scegliere l'albero "giusto" non significa solo guardare il materiale, ma guardare al sistema. Abbracciare la complessità significa porsi domande più profonde come ad esempio “Se scelgo un albero vero, proviene da una piantagione locale o ha attraversato l'Europa su un camion?”, “È stato coltivato con un uso intensivo di pesticidi o proviene da una gestione forestale certificata?”. E, per contrario “Se scelgo un albero artificiale, sono pronto a impegnarmi a conservarlo per i prossimi due decenni?”.

FSC promuove da sempre l'idea che la conservazione delle foreste non passi necessariamente attraverso l'astensione totale dall'uso della risorsa, ma attraverso una gestione che ne garantisca la resilienza nel tempo. Nel caso degli alberi di Natale, ciò significa valorizzare le filiere corte e certificate. Un albero naturale certificato FSC garantisce che quella pianta provenga da una foresta la cui gestione rispetta rigorosi standard ambientali, sociali ed economici, dove il taglio è pianificato e gli impatti conosciuti e minimizzati.

Rifiutare il dualismo significa quindi capire che l'ambiente non si salva con uno slogan, ma con la comprensione del ciclo di vita e degli impatti di ciò che portiamo nelle nostre case. Questo Natale, il miglior regalo che possiamo fare al Pianeta è proprio questo: smettere di cercare risposte facili e iniziare a porci le domande giuste. E magari, perché no, trovare una nuova, migliore e più creativa opzione all’annosa questione su albero vero vs albero finto.